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30 gennaio 2012
Criminalità: «Scompariranno molti uffici dei Giudici di pace in Calabria»
«Dimenticata la disposizione sul tasso di impatto della criminalità organizzata» «La Calabria rischia di perdere molti uffici dei giudici di pace. Più della metà di quelli che andranno soppressi, infatti, si troverebbero in territori ad alto rischio di presenza di criminalità organizzata e con una situazione infrastrutturale particolarmente disagiata». Lo afferma il senatore di Alleanza per l'Italia e componente della Commissione Giustizia, Franco Bruno, che si dice preoccupato per gli effetti della riorganizzazione degli uffici dei Giudici di pace sancita dal decreto legislativo in materia che dovrebbe diventare operativo a breve, dopo alcuni adempimenti tra cui il parere obbligatorio, ancorché non vincolante, delle commissioni parlamentari competenti. In particolare, spiega Bruno, parrebbe che sugli 856 uffici dei Giudici di Pace potrebbero restarne in piedi 674 e ne potrebbero venire soppressi 182. Di questi, circa 60, praticamente un terzo, sarebbero in Calabria e altri 37 in Sicilia.«Se si verificano i criteri seguiti dal Ministero - spiega Bruno - si riscontrano quattro fasi: una in cui viene calcolata la produttività media, una in cui si individuano i carichi di lavoro degli uffici, quella con la quale si riscontra dove si sopportano carichi di lavoro inferiori alla media e, infine, l'ultima che seleziona i nuovi bacini di utenza. Nemmeno mezza parola - sottolinea l'esponente di ApI - sui gap infrastrutturali e sulla necessita' di una presenza forte dello Stato proprio laddove l'antistato lancia più forte la sua sfida per il controllo del territorio nonostante nella legge delega ci sia una norma specifica sull'argomento. C'e' di che essere preoccupati. Anche in previsione di ciò che potrà accadere in merito alla riorganizzazione di tribunali e procure».«Ecco perché ritengo utile un confronto con quegli Enti locali - conclude Bruno - che hanno in pancia risorse economiche da utilizzare per evitare la soppressione di alcuni di questi Uffici, magari usufruendo dell'aiuto e del sostegno di Regione e Province. Intanto, il sistema istituzionale, politico e professionale dovrebbe assumere qualche iniziativa specifica per richiedere con maggiore vigore il rispetto di quanto contenuto nella legge».
| inviato da francobruno il 30/1/2012 alle 13:5 |
27 gennaio 2012
Intervento in Aula: carceri, situazione gravissima
Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, questo provvedimento contiene alcune risposte ad annosi problemi che sono stati più volte evidenziati in quest'Aula anche dal Gruppo Terzo Polo:ApI-FLI, ma che fino ad oggi hanno avuto solo un ritorno d'eco sordo e pressocchè inascoltato. Oggi, invece, ci sembra si evidenzi la volontà di assumere concrete iniziative, per quanto non esaustive, per alleviare le difficoltà legate al sovraffollamento carcerario e rispondere così in modo significativo a parte delle legittime aspettative di addetti ai lavori e di detenuti. Ci è sembrato saggio, per quanto ci riguarda, il non volersi atteggiare e nemmeno schierare né con quelli che sostengono da sempre la necessità della «faccia feroce» nei confronti dei rei detenuti né a favore di soluzioni abbastanza semplicistiche, tipo l'applicazione di una sorta di amnistia periodicizzata.
Serve, invece, tentare di aiutare a costruire una risposta di una qualche immediata efficacia rispetto all'emergenza in cui si trova il Paese sulla situazione carceri e la popolazione carceraria; popolazione che per un terzo - ricordo - è composta da detenuti stranieri, e siccome è improbabile pensare che nel prossimo futuro l'immigrazione rallenti nel nostro Paese, preoccupa non poco constatare che le due curve, «immigrazione» da un lato e «popolazione carceraria» dall'altro, si muovono nello stesso verso e si alimentano insieme. Un altro terzo di detenuti è composto da tossicodipendenti che insieme ai soggetti psichiatrici e agli autori dei cosiddetti reati di strada rappresentano le categorie più comuni presenti nelle strutture carcerarie. In pratica, due terzi di popolazione carceraria si collocano in una precisa fascia di disagio socio-economico e psichico.
Come dire che il resto della comunità decide di delegare all'istituto carcerario la gestione di evidenti situazioni di disagio sociale. Il tutto in un panorama residenziale carcerario spesso disumano, con un sovraffollamento che comporta mediamente che un detenuto è costretto a vivere con altre tre persone, in meno di quattro metri quadri procapite.
Secondo quanto è a nostra conoscenza, dopo quattro anni dall'ultimo provvedimento svuota carceri, la situazione reale è di un terzo in più di detenuti, con circa 8.000 agenti in meno di quelli necessari e in poco più della metà degli spazi previsti dal Consiglio d'Europa.
Non ci si può quindi meravigliare se talvolta si verifichino reazioni estreme.
Anche per questo abbiamo apprezzato le prime misure che stanno nel provvedimento, in particolare nella forma che esso ha assunto sia in esito al positivo confronto in Commissione sia qui in Aula. La legge tenta, infatti, di dare una risposta al fenomeno delle cosiddette porte girevoli introducendo la scelta di privilegiare per alcuni reati in prima battuta la custodia cautelare nel domicilio e subito dopo gli altri strumenti previsti dal provvedimento. Ricordo che stanno in carcere 21.000 soggetti con una detenzione che dura meno di tre giorni.
Ed ancora, io valuto positivamente l'elevazione da dodici a diciotto mesi della soglia di pena detentiva, anche residua, perché non è che vadano fuori: scontano la pena presso il proprio domicilio. Anche la demagogia di dire che vanno fuori quelli con pena dai dodici ai diciotto mesi non corrisponde al vero: scontano la pena detentiva ai propri domicili.
A noi convincono anche le norme con cui si dispone che oltre l'udienza di convalida lo stesso interrogatorio delle persone sottoposte in stato di detenzione debba avvenire nel luogo dove la persona è custodita, ad eccezione dei casi diversamente normati.
Sosteniamo convintamente, infine, la possibilità di superare in maniera definitiva la vergogna degli ospedali psichiatrici giudiziari. Voglio rammentare che solo poco tempo fa il presidente Napolitano, sulla cui autorità morale penso che nessuno di noi possa avere dubbio alcuno, diceva che i residui ospedali psichiatrici giudiziari versano in uno stato che è fonte di estremo orrore, inconcepibile in qualsiasi Paese civile. Questa è la realtà con la quale ci confrontiamo, sapendo poi che saranno i pubblici ministeri, come prevede tutto il resto del provvedimento, a valutare la pericolosità della situazione: e quindi anche quest'altra parte demagogica per la quale terremmo fuori con queste norme chissà quali pericolosi criminali non ci sta. Non sta scritta così. Pensiamo che con questo provvedimento, invece, si possa compiere qualche passo significativo verso la possibilità di concretizzare quanto previsto nell'articolo 27 della Costituzione, ove si legge: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».
Ma sappiamo che non ci si può fermare qua, che siamo ancora alle premesse iniziali, che bisogna realizzare le strutture necessarie. Per questo, confidiamo che il Ministro sappia dare impulso al piano carceri. Al riguardo, rilevo che finalmente è stata accettata anche la nostra proposta, spesso osteggiata, con cui si autorizza l'utilizzo attraverso il project financing, di capitali privati per realizzare nuove strutture. Sarebbe però opportuno pensare di utilizzare altre misure finanziare che aiutino a realizzare il piano carceri.
Sappiamo bene che solo andando in questa direzione saremo in grado di favorire un ambiente lavorativo decente per gli operatori carcerari, nonché per gli stessi detenuti in modo che si possa realmente tendere alla loro rieducazione. Ma siamo anche consapevoli che le ristrettezze di bilancio impongono l'esigenza di percorrere altre strade che vanno dall'introduzione di pene alternative alla carcerazione a misure quali l'introduzione del lavoro di pubblica utilità. Mi dispiace non ci sia stata la possibilità di votare alcuni emendamenti presentati della Lega con un voto elettronico, perché noi ci saremmo astenuti.
Quello delle pene alternative è un argomento sul quale vorremmo confrontarci per provare a spingerci fino all'utilizzo di strumenti elettronici di controllo di spazi e persone che consentirebbero un nuovo modello di gestione della detenzione. Mi permetto di richiamare la sua attenzione, signora Ministro, sul fatto che le telecamere, i GPS e il braccialetto elettronico saranno indispensabili anche nel campo dell'espiazione della pena.
L'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario specifica come «il numero dei detenuti e degli internati negli istituti e nelle sezioni deve essere limitato e, comunque, tale da favorire l'individualizzazione del trattamento». La proporzione dovrebbe essere «uno ad uno», ma con i numeri di detenuti e agenti che abbiamo questo articolo e tutta l'impostazione della sicurezza all'interno degli istituti di pena è quanto meno obsoleto; non è più applicabile.
Il vecchio sistema di controllo individuale del tipo «uomo a uomo» è da tempo fuori dalla discrezionalità dell'amministrazione penitenziaria.
Noi ogni tanto ci rechiamo negli istituti di detenzione per verificarne le condizioni e in genere rimango colpito dal fatto che intorno a me, al direttore e, forse, una guardia penitenziaria si possano facilmente raggruppare trenta o quaranta detenuti che raccontano la loro situazione. Non è più sostenibile quel sistema nato in altri tempi. Ecco perché saremo costretti a sperimentare le nuove tecnologie anche in questo campo.
Se non si riforma profondamente anche questo aspetto e si innova investendo in tecnologia della sicurezza nella progettazione, nell'architettura, nella costruzione e nell'amministrazione delle carceri molte risorse rischiano di essere sprecate e male utilizzate.
E ancora, insistiamo sulla possibilità di prendere in esame provvedimenti che prevedano che i tossicodipendenti scontino la pena in luoghi diversi dal carcere in cui oggi vengono detenuti.
Personalmente, resto dell'idea che non sarebbe superfluo prevedere soluzioni drastiche come l'introduzione del cosiddetto numero chiuso: se lo Stato è in condizione di recludere un numero limitato di detenuti deve rispettare quel limite fino a che non ha creato le condizioni per una capienza maggiore e introdurre, per tutto il resto, pene alternative alla carcerazione. Ma questa è solo una valutazione strettamente personale.
Concludendo, e dichiarando il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI, esprimiamo soddisfazione per la Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti e degli internati che il Governo ha varato lo scorso 16 dicembre e che rappresenta un segno di civiltà. Ma occorre evitare che resti solo una carta. Anche per questo motivo avevamo presentato un emendamento per istituire il Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti sanciti dalla Costituzione e dalle Convenzioni internazionali. Non è stato possibile discuterne, come non è stato possibile discutere del fatto che i doveri attribuiti al Garante possano, in mancanza di indicazioni, essere automaticamente esercitati dal sindaco del Comune su cui insiste l'istituto penitenziario.
| inviato da francobruno il 27/1/2012 alle 10:1 | |
24 gennaio 2012
Lavoro: imprudente toccare cassa integrazione
«Bene confrontarsi ma attenzione a riforme che sono forzature»
«Va bene confrontarsi e migliorare tutti gli aspetti che riguardano la riforma del lavoro, ma attenzione a voler per forza fare delle riforme anche quanto appaiono forzature». Lo dichiara il senatore dell'ApI Franco Bruno, convinto che «sarebbe quanto meno un’imprudenza quella secondo cui si paventa un'abolizione della cassa integrazione straordinaria e di quella in deroga».«La crisi che stiamo affrontando - osserva - ce lo ha dimostrato aspramente: i lavoratori di numerose aziende sono stati protetti e tutelati proprio da questi strumenti. È bene ricordare che solo la cassa in deroga è finanziata da Stato e Regioni e che nel 2011, su un totale di spesa di 5 miliardi di euro per la cassa integrazione, quella in deroga è costata 1,6 miliardi. Solo un terzo l'onere per lo Stato che, a mio avviso, ha il dovere di garantire un sostegno certo a tutti i lavoratori e le imprese, piccole e non, che hanno pagato o che pagheranno, direttamente il prezzo della crisi economica», conclude il senatore Bruno.
| inviato da francobruno il 24/1/2012 alle 17:46 | |
24 gennaio 2012
Riaprire il confronto su intercettazioni
«Con questo governo è possibile trovare il giusto punto d'equilibrio»
«Hanno ragione quei magistrati che ritengono propizio il momento per affrontare seriamente il tema delle intercettazioni, perché questo governo, sostenuto da un'ampia maggioranza parlamentare, potrebbe contribuire a trovare il giusto punto d'equilibrio». Lo sostiene il senatore di Alleanza per l'Italia, Franco Bruno, che torna così sul tema delle intercettazioni e del rapporto tra libertà di informazione e tutela del segreto istruttorio, su cui è intervenuto il pm napoletano Henry John Woodcock. «La natura di questo governo, fondato su un largo consenso tra le diverse forze politiche - sottolinea l'esponente di ApI - potrebbe consentire di mediare e trovare il giusto mezzo tra l'esigenza di tutelare i diritti costituzionali delle persone coinvolte nelle indagini e l'indispensabilità delle intercettazioni come strumento investigativo».
| inviato da francobruno il 24/1/2012 alle 17:42 | |
11 gennaio 2012
I miei interventi di ieri in Aula su Equitalia
Signor Presidente, è stata attuata una rielaborazione del testo per confermare sostanzialmente il nostro impegno in tutti gli atti che il Parlamento e il Governo vorranno assumere in merito alle politiche contro l'evasione fiscale. Sotto questo aspetto, riteniamo che Equitalia SpA sia uno strumento per il Governo, per il Ministero dell'economia e delle finanze e per il Parlamento per continuare in questa battaglia che deve essere oggettivamente condotta con grande determinazione. In questo senso esprimiamo la nostra grande solidarietà a quei servitori dello Stato, perché tali sono quei dirigenti di Equitalia che di fatto applicano normative da noi elaborate, per i vili attacchi che subiscono quotidianamente. Non sarà provando ad introdursi nel disagio sociale che efferati criminali riusciranno a scompaginare la convivenza civile a cui tutti dobbiamo richiamarci. Siamo consapevoli di cosa discutiamo in quest'Aula. Noi sappiamo che Equitalia, pur essendo una SpA, è uno strumento che costa di fatto ai contribuenti e alle imprese qualcosa che va oltre il miliardo di euro ogni anno e, proprio per questo, essendo tra l'altro Equitalia partecipata da INPS e Agenzia delle entrate in quote praticamente paritarie, è giusto richiedere ad Equitalia comportamenti, anche sul piano della trasparenza, simili a quelli che si chiedono alla pubblica amministrazione. Ed è per questo che abbiamo richiesto che entro 30 giorni il Governo aggiorni il Parlamento su strutture del personale, consulenze, retribuzioni, ottimizzazione dell'organizzazione di Equitalia, nonché sui criteri che sovrintendono alle assunzioni e alle definizioni degli stessi rapporti di consulenza ed ai criteri di priorità e discrezionalità adottati nelle riscossioni.
È un problema oggettivamente importante e significativo: è difficile, in un periodo di crisi, tentare di spiegare al cittadino che è sempre stato un contribuente esemplare e che magari si trova in una oggettiva situazione di difficoltà come mai la sua cifra modesta non trova la possibilità di ulteriori rateizzazioni, dilazioni mentre si assiste - è vero che non si tratta di Equitalia, ma spesso della stessa Agenzia delle entrate - ad una sorta di discussione, di confronto con i grandi gruppi, con le multinazionali, con i personaggi di rilievo per addivenire a soluzioni di compromesso rispetto alle iniziali situazioni. È proprio per questo che abbiamo provato nella riformulazione della nostra mozione a mettere in evidenza tale questione, chiedendo anche un'altra cosa. Non ripeto tutto quello che ho detto nella precedente seduta in cui si è parlato della mozione in esame, ma una cosa la voglio dire: è vero che sono state introdotte delle modifiche con il decreto "salva Italia" e che questo Governo in qualche modo ha recepito, anche attraverso emendamenti parlamentari, alcune esigenze. Penso alla possibilità per il contribuente di provvedere direttamente alla vendita del proprio bene al posto di Equitalia o alla possibilità della trasformazione dell'aggio in un rimborso spese.
Tuttavia, questa trasformazione - che dovrebbe assicurare non si sa quale tipo di risparmio allo stesso contribuente - dovrà avvenire attraverso un decreto di natura non regolamentare del Ministero dell'economia. Tutto lascia presagire insomma che avverrà a fine 2013. Ma noi possiamo, in un momento così grave per le nostre imprese, in un momento di così grande difficoltà, aspettare la fine del 2013? Non sarebbe meglio dare voce in tempi più stringenti ad una rivendicazione oggettivamente giusta, considerati un aggio del 9 per cento (anche se lo chiamiamo rimborso), interessi dell'11 per cento, sanzioni per il 30 per cento, che portano ad un raddoppio delle cartelle esattoriali: si badi bene, il 40 per cento degli incassi di Equitalia, così tanto aumentati, si riferisce a contribuenti, cittadini ed imprese che devono pagare cartelle al di sotto dei 20.000 euro. Ebbene, crediamo che il nuovo Governo debba affrontare tale questione insieme al Parlamento, nella speranza che l'Assemblea la possa meglio definire.
DICHIARAZIONE DI VOTO: Signora Presidente, cercherò di non abusare del tempo concessomi, perché la precisazione fatta poc'anzi mi porta a dire che noi discutiamo spesso di argomenti sensibilissimi. E questo riguarda fondamentalmente un pezzo significativo della politica contro l'evasione nel nostro Paese. E la discussione sulla riscossione dei crediti e su Equitalia, lo strumento per la riscossione dei crediti di cui ci siamo dotati, è questione di grandissima sensibilità sociale. Ed è questione che si capisce soltanto se si comprende la portata di alcuni dati molto significativi.
È vero che nei cinque anni dal 2005 al 2010 sono pressoché raddoppiate le cifre recuperate da Equitalia, e in buona parte sono state recuperate grazie all'efficienza raggiunta da Equitalia. Bisogna però considerare che contemporaneamente gli importi ceduti ad Equitalia da istituzioni e da enti non necessariamente statali sono di molto aumentati, perché gli strumenti che il Parlamento e il Governo hanno messo nelle mani di Equitalia sono eccezionali.
La lotta all'evasione, se è quella che si voleva perseguire, è realmente intesa come fatto eccezionale, perché solo intendendola come tale si può consentire ad una SpA, ancorché sostanzialmente pubblica, di avere nelle mani strumenti che stanno sul crinale della cosiddetta presunzione di colpevolezza del contribuente. È un fatto importante, rispetto al quale noi dobbiamo tenere ben presente l'esigenza di prudenza, di saggezza che ci deve essere nell'utilizzo di questi strumenti.
Per capirci, nel solo 2010 ci sono state oltre 1.800.000 cartelle esattoriali, con 577.000 fermi amministrativi; sono state iscritte 135.000 ipoteche e sono stati fatti 133.000 pignoramenti. Sono 542.000 le istanze di fallimento di imprese e contribuenti direttamente ascrivibili all'azione di riscossione.
Tutti capiscono il perché sia al Governo precedente che a questo Governo abbiamo chiesto di discutere con noi. Lo chiediamo alle altre forze politiche di assumere insieme, oltre che azioni di indirizzo, come faremo questa sera, anche azioni concrete e legislative perché la riscossione sia fatta in maniera sempre più efficiente ed efficace ma con saggezza e con prudenza. Anche per questo motivo ci apprestiamo a votare le mozioni in una certa direzione, approvandole sostanzialmente.
Una sola considerazione la faccio - se mi è consentita - al senatore Massimo Garavaglia, a cui anche in questa sede voglio esprimere il mio apprezzamento per le qualità tecniche, professionali e politiche che spesso manifesta. Sarei assolutamente d'accordo col suo dispositivo (parlo con lei in rappresentanza ovviamente anche dei colleghi che hanno sottoscritto l'ordine del giorno). Io ci sto: intensifichiamo la lotta all'evasione ed elusione fiscale attraverso il potenziamento dei controlli mirati alle zone (e ai settori, come ha chiesto il Governo) dove la propensione all'evasione è maggiormente concentrata sulla base dei dati elaborati dall'Agenzia delle entrate. E ha fatto bene un'istituzione a scegliersi la zona dove secondo lei c'era maggiore evasione al 30 dicembre.
Ecco che comincio ad avere qualche difficoltà con la premessa, tentando di collegarla al dispositivo, perché lei sa - da tecnico specialista di questo settore - che, dei 100 e passa miliardi scudati, 70 miliardi facevano capo a residenti nella sola regione Lombardia. Settanta miliardi - anche se il paragone è improprio - è sostanzialmente il prodotto interno lordo di quattro regioni (Friuli, Trentino, Abruzzo e Basilicata); 70 miliardi di euro facevano capo solo a residenti nella regione Lombardia, e fanno bene il sindaco Pisapia e l'assessore Tabacci a fare intese con l'Agenzia delle entrate e con la Guardia di finanza, perché quello è un problema. Ormai le aziende arrivano da tutte le parti d'Italia ad aprire la propria sede sociale a Milano, in quella che è stata la capitale morale del Paese, perché sanno che per un'azienda del Trentino, che opera nel Trentino, che prende le risorse dal Trentino e che preferisce pagare le tasse in Lombardia, è più difficile e complicato essere sottoposta a visita.
Vogliamo andare avanti? Cito un altro dato, fornito dalla SOGEI: la dichiarazione dei redditi pro capite nel Nord è praticamente di 14.530 euro; l'indagine campionaria effettuata da Bankitalia dice invece che dovrebbe essere di 17.063 euro. Non tedio l'Aula con le cifre: dico soltanto che, secondo la comparazione dei dati Bankitalia e SOGEI (non sono dati SVIMEZ, per quanto autorevole possa essere la SVIMEZ), il tasso di evasione pro capite, non in valore assoluto, nel Mezzogiorno è del 7,9 per cento, mentre il tasso di evasione nel Nord è del 14,8, cioè il doppio. Dopodiché, se la cosa può consolarci (a noi non consola, e immagino nemmeno al senatore Garavaglia), al Centro è del 17,4 per cento.
Io non credo che esista un altro nuovo Serpico, che se esistesse sarebbe già pronto e utilizzabile contro gli evasori. Secondo me, quello di questa massa di evasioni (ho citato i dati della Lombardia non a caso) è un problema che dobbiamo affrontare insieme. Io voglio che Milano sia capitale da bere, non capitale che bara, voglio una Lombardia che tiri e che traini il Paese, non che imbrogli, voglio che i cittadini onesti del Nord non vengano defraudati e non voglio che gli evasori del Nord mettano le mani in tasca ai cittadini onesti del Nord, che credo siano la stragrande maggioranza dei cittadini che abitano in quelle Regioni. Anche per questo ho molta difficoltà ad approvare le sue premesse.
| inviato da francobruno il 11/1/2012 alle 10:46 | |
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